I pensieri contenuti in questa pagina
li trovate anche sulla mia pagina Instagram,
accompagnati a volte da foto della mia storia personale.
14 novembre 2025
La Fiamma,
ovvero la Comunità nel "rimboccarsi le maniche"
parte 3
Gli anni dell'università e subito dopo sono stati magici. Con i compagni del corso di Laurea eravamo un gruppo colorato e decisamente non convenzionale nel panorama della famosa Università Cattolica di Milano (l'unica ai tempi a Milano ad avere aperto un corso di Laurea legato al mondo della Cooperazione Internazionale).
Quegli anni, in me, hanno nutrito e alimentato il desiderio di Incontro con l'Altro, chiunque esso fosse. E quello di rimboccarmi le maniche.
Ho sempre pensato di essere una persona mentale, di quelle che pensano molto e vivono di testa. Ma l'apprendimento in me, ho scoperto crescendo, passa anche dalle mani, dal fare, dal fare esperienza.
E quello che ho cercato, forse anche inconsciamente, in quella fase della mia vita è stato proprio stare nel fare. Ogni viaggio era un viaggio "di lavoro". Dal partecipare a Campi di Volontariato in Italia al coordinare personalmente Campi all'estero, la costante era fare qualcosa per gli altri.
Avevo ancora bisogno di quello. Oggi forse ho imparato anche cosa vuol dire esserci al di là del fare concreto.
Però è stato prezioso per me. Ho scoperto quella fatica che aiuta a crescere. Non la fatica in termini di annullamento di sè, di sacrificio puro. Piuttosto il coinvolgimento totale, l'essere pienamente e completamente in quello che stai facendo. Quasi un esercizio di presenza.
E per me era sempre un "fare con". Il gruppo era presenza fondamentale e fondante. Perchè quando ti sporchi le mani assieme a qualcuno, quella persona non può esserti più indifferente. Diventa automaticamente un fratello, una sorella.
07 novembre 2025
La Fiamma,
ovvero cercare la Comunità in giro per il mondo
parte 2
Durante gli anni dell'adolescenza il mio desiderio di Comunità è maturato e si è allargato. Non mi bastava più vivere il gruppo nel piccolo orticello del mio paese. Ho iniziato a sognare il Mondo.
Fino a quel momento avevo fatto la turista, assieme alla mia famiglia. Vacanze vagamente on the road, ogni giorno alla scoperta di posti nuovi e di cose belle da vedere. Ma pur sempre da straniera. Da ospite.
All'università ho deciso di iscrivermi a Scienze della Cooperazione per lo Sviluppo e la Pace. Volevo viaggiare e vivere stando dalla parte delle persone del posto.
Partire per la missione. Ecco il nuovo Sogno. Sentivo che mi avrebbe permesso di soddisfare la sete che provavo: di conoscere posti e usanze nuove, di mettere le mie energie a servizio della giustizia e della dignità delle persone... di vivere un senso di Comunità più allargato.
Brasile, Perù, Ecuador. L'ex Jugoslavia. Gli anni successiv il Medio Oriente. La Guinea Bissau.
Solo pochi mesi ogni volta, ahimè. Ma l'incontro con tanti preziosi compagni di viaggio.
Mi sentivo Cittadina del Mondo. Nessuna persona al mondo poteva essermi estranea o indifferente. Dietro ogni sguardo c'era tutto un universo da scoprire. Sentivo la Fiamma ardere ed ero profondamente grata per ogni incontro.
05 novembre 2025
La Fiamma,
ovvero il mio sogno di Comunità
parte 1
Fin da quando ero molto piccola la mia famiglia ha sempre vissuto un momento speciale: per una settimana all'anno, d'estate, si partiva e si andava sulle colline fuori Fano per una settimana di convivenza con altre famiglie amiche.
Per una settimana non avevo più due adulti di riferimento... ne avevo 20 o più! Ma avevo anche 15 o più nuovi fratelli e sorelle.
Avevo sempre qualcuno con cui parlare o cantare, giornate intere per giocare a nascondino, tavolate da quaranta persone, serate di festa...
Vedevo litigi e discussioni, ma anche abbracci, sorrisi e risate, tantissimi. Avevo la possibilità di vivere la compagnia, ma anche di provare il desiderio di solitudine. Di vivere le prime cotte, i pettegolezzi tra amiche, il fuoco, le notti sotto le stelle...
Nel 2010 ero ancora lì, ad agosto. Avevo perso due mesi prima mia figlia, nata morta a fine gravidanza. Ed ero a Fano. Circondata da persone con le quali ero cresciuta e da bambini di tutte le età.
Non avrei potuto pensare di essere da nessun'altra parte. Perchè quella per me era Casa. Non quelle mura, che comunque mi avevano visto diventare grande, ma quelle persone.
E per quanto abbia fatto anche male, in quei giorni, vedere tutti quei neonati, sentivo che erano anche miei, figli del mio Villaggio.
Quando ero bambina dicevo sempre che avrei voluto vivere 51 settimane all'anno lì, a Fano. E una sola a casa mia, in Brianza. Perchè la vera Casa per me era là. Dove sentivo le persone. Dove potevo vivere la Comunità.
E' da tutta la vita che ricerco quel senso di Comunità... e da diversi anni, se non lo trovo lo costruisco.
24 ottobre 2025
Scorgere il bello
Due settimane fa ho subìto un tamponamento mentre ero ferma ad una rotonda. Niente di grave, fortunatamente, ma i postumi, fisicamente, si sentono ancora e il mio collo non ha certamente ringraziato.
Ieri, la carissima amica con la quale era andata a collaborare quel giorno a Brescia, mi ha scritto di sentirsi responsabile di quanto mi è successo.
Oltre ad aver tranquillizzato lei sull'assoluta assenza di responsabilità, sia sua che mia, ho condiviso con lei un pensiero.
Ritengo che sia stata una di quelle occasioni che semplicemente accadono, da accogliere così come arrivano, per comprendere il buono che può venirne fuori.
In questo caso, ad esempio, per me è stata l'occasione per rallentare, cosa che mi è davvero difficile fare normalmente, e provare ad ascoltare un po' di più il mio corpo e i segnali che mi manda.
Ma è stata anche l'occasione per farmi "coccolare" dalle attenzioni di questa amica, ad esempio, e dalla sua presenza quella sera... Sentire che qualcuno aveva a cuore come stavo, cosa che è comunque sempre un dono prezioso.
Si tratta di imparare a raccontare la propria storia con parole diverse, insomma. A scegliere quale punto di vista vogliamo alimentare.
18 ottobre 2025
Tiri di dadi
Il mio Perfezionista ha colpito ancora. Neanche il tempo di smascherarlo in un post ed eccolo subito in azione.
Ieri sera ero a giocare di ruolo. Seconda stagione di una campagna lunga. Barovia. Appena scappati dal castello Ravenloft.
Una di quelle serate in cui i dad proprio non girano. Per intenderci, se siete giocatori, quelle serate in cui il tuo Barbaro dichiara di andare in Ira e tira 1 di dado. 1, non so se mi capite.
Ed eccola fulminea quella voce nei confronti di Aynur, il mio PG (Aasimar per 1/5 Bardo e per 4/5 Barbaro).
Non è capace, non è adeguata, è inutile, non ha valore, non ha senso che ci sia...
Da lì il passo è stato breve all'altra voce, quella più conosciuta e distruttiva.
Tu, Giulia, non sei capace, sei inadeguata, non hai valore... E ti fregi pure di lavorare con il GdR in ambito formativo. Patetico.
Ora, la mente razionale e lucida, in questo momento sa che tutto ciò è assurdo. Fare 1 su un dado è, semplicemente, fare 1.
Ma è pazzesco come anche solo un tiro di dado possa andare a richiamare comandamenti scolpiti nel marmo dentro di me. E io so che dentro di me la frase "devi essere utile" lavora da sempre.
Come uscirne? Io negli ultimi anni sto cercando di imparare a stare in osservazione. Ad attivare uno sguardo che, queste dinamiche, le prova a scovare. A volte ci riesce solo il giorno seguente. A volte ore dopo. Raramente quasi in diretta.
Uno sguardo che non giudica. Che ha pazienza con me stessa. Che sa che il primo passo è l'autoconsapevolezza. Poi arriverà la guarigione.
17 ottobre 2025
Lascio che sia
In questi ultimi giorni due letture apparentemente molto diverse tra loro ("La parola magica" di Paolo Borzacchiello e un volume del manga Fairy Tail) mi hanno ricordato una cosa importante.
Non tutto quello che succede può essere spiegato con la sola ragione. La magia si attiva quando ci ricordiamo di chiudere gli occhi, in quello che, a tutti gli effetti, è un atto di fede.
Dentro di me convivono molte maschere. Una, molto antica e resistente. Quella del Perfezionista. Il Perfezionista in me ordina di dare sempre il massimo. Di essere sempre in prima linea. Di essere sempre al 100%. Di non accontentarsi. Mai.
Ma a volte è il corpo a chiedere uno stop. E così è stato per me. Da una settimana a questa parte ho dovuto rallentare. E ho fatto, ovviamente, esperienza del limite. Frustrante. Molto.
Oggi che sono in fase di ripresa voglio ricordarmi che ogni volta che la Magia è entrata nella mia vita è stato perchè ho creato spazio. Ho lasciato che accadesse.
Oggi apro il cuore. E faccio spazio, affinché la Magia accada.
15 ottobre 2025
Terremoti
Tutti abbiamo dei giorni nella nostra storia personale che segnano un prima e un poi. Giorni che sul momento non comprendi, ma che, in seguito realizzi, ti hanno trasformato. Giorni dopo i quali non sarai mai più la stessa persona che eri prima.
Il mio terremoto personale è arrivato il 07 giugno 2010. Poche parole. “Non c’è più battito”.
La creatura che stava crescendo nel mio pancione da 33 settimane non era più viva.
È ancora vivo in me il ricordo. Il parto silenzioso. Le parole di imbarazzo delle persone che incrociavo. Quel vuoto dentro, apparentemente incolmabile...
Quel giorno però è anche il giorno in cui la magia è entrata nella mia vita. L’opportunità per me di cambiare lo sguardo sulla Vita stessa.
Ci saranno altre occasioni forse per raccontare ancora questa storia, per parlare di Magia...
Oggi una cosa mi è chiara. Non c’è esistenza troppo breve da non poter lasciare una traccia, da non poter cambiare la vita ad altri. Non c’è ferita troppo grande da non poter diventare feritoia da cui far uscire e entrare Luce.
International Baby Loss Awareness Day - www.ciaolapo.it
14 ottobre 2025
Raccontarmi
Circa un anno fa una persona mi disse che, quando parlo del mio percorso personale e condivido la mia storia, il mio sentire, i miei sogni, apro delle possibilità negli altri, rendo possibili, in loro, dei passi e dei passaggi.
Di fatto, però, è una cosa che faccio solo in poche, e determinate, situazioni... Quando sono occhi negli occhi, e posso parlare a cuore aperto, ad esempio.
Perchè solo in quei casi? Penso che la vera risposta sia... per paura. O meglio, tante paure.
Che quello che dico non sia adeguato, che non abbia valore, che dia fastidio, che io possa essere giudicata...
Ma se in passato non avessi condiviso, se avesse vinto la paura... tante cose oggi non esisterebbero. Il Turno di Guardia, ad esempio.
Ho delle ragioni per ritenere, (amo ascoltare le storie degli altri) che questa dinamica valga per tutti. Che ciascuno di noi, condividendo il proprio sentire, possa essere un trampolino per gli altri, affinché possano prendere il volo.
Oggi io metto l’intento di iniziare a raccontarmi maggiormente con chi incontro di persona o con chi incrocerà i miei passi da lontano. Prendendo a braccetto la paura, un passo alla volta.
19 marzo 2025
Perché questo spazio
Ho sempre pensato di essere una persona poco creativa.
Non amo cucinare, disegno solo se ho davanti qualcosa da copiare e sono munita di un foglio a quadrettoni, amo ballare ma solo danze che hanno dei passi predefiniti e prevedibili… Tutto ciò che è improvvisazione mi spaventa.
Se apro il dizionario Treccani online, però, leggo:
"creatività s. f. [der. di creativo]. – (...) il termine è stato assunto a indicare un processo di dinamica intellettuale che ha come fattori caratterizzanti: particolare sensibilità ai problemi, capacità di produrre idee, originalità nell’ideare, capacità di sintesi e di analisi, capacità di definire e strutturare in modo nuovo le proprie esperienze e conoscenze."
In tutti questi anni nei quali ho vissuto quasi quotidianamente il mondo della formazione professionale e, più in generale, della scuola, mi riconosco di aver avuto uno sguardo attento ai problemi, di aver messo in atto processi di produzione di idee nuove, oltre che di analisi, e di essermi inventata dei modi per poter portare me stessa anche davanti a una LIM.
Amo fare esperienza, lasciarmi contagiare dalla meraviglia, farmi domande e cercare risposte, lasciarmi interrogare dal senso delle cose e chiedermi cosa potrebbe essere fatto di diverso in ciascun ambito.
Ed è questo che porto nelle mie lezioni ai ragazzi.
Per poter essere pienamente me stessa e potermi anche (perché no?) divertire.
Quindi in classe parto quasi sempre dall’esperienza (da un gioco da tavolo, una simulazione, un role-play, una attivazione…) per poi chiedere ai ragazzi di osservare quanto si è mosso “di pancia”, cioè la loro/nostra reazione emotiva.
Solo successivamente proviamo a cercare i concetti teorici e a introdurre le cosiddette conoscenze.
Che aprono necessariamente all’ultimo, imprescindibile, step, a mio parere, ossia il domandarsi: “Che senso ha tutto questo per la mia vita? Cosa potrei fare di diverso?”
In tanti anni ho creato, sperimentato, modificato e ancora sperimentato.
Mi sono divertita, tanto.
Mi sono commossa davanti ai volti di tanti giovani.
Ho ascoltato i loro racconti e ho aperto loro le porte della mia storia personale.
Ora che la Vita mi ha portato ad abbandonare l’insegnamento delle materie storico-giuridico-economiche, mi spiaceva pensare che fosse tutto materiale fermo, inutilizzato.
Ecco perché è nato questo sito.
Perché chiunque lo desideri possa raccogliere questa eredità.
E possa attingere, creare, sperimentare, modificare e ancora sperimentare.
Commuovendosi e crescendo con tanti giovani che io, Giulia, non avrò la fortuna di conoscere, ma che sicuramente porteranno il loro contributo prezioso al mondo.